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Associazioni Sportive e Terzo settore

Con la riforma degli enti del Terzo Settore (decreto legislativo 117/2017 o Codice del Terzo settore) le associazioni e le società che operano in questo ambito, molte delle quali riconosciute dal Coni e affiliate a federazioni o enti di promozione sportiva, possono valutare se iscriversi o meno al Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts) con importanti aspetti nell’ambito fiscale a seconda della scelta operata.

Quotidiano del Fisco – Il Sole 24 Ore – 26 luglio 2019

Associazioni sportive dilettantistiche con più vie di accesso al Terzo settore

di Gabriele Sepio

Lo sport dilettantistico spicca tra le attività di interesse generale degli enti del Terzo settore (Ets). Sono numerose le associazioni e le società che operano in questo campo, molte delle quali riconosciute dal Coni e affiliate a federazioni/enti di promozione sportiva. Con la riforma (decreto legislativo 117/2017 o Codice del Terzo settore) tali enti sono chiamati a valutare se iscriversi o meno al Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts) con risvolti importanti sotto il profilo fiscale a seconda della scelta. Cerchiamo di capire quali sono i soggetti interessati e i possibili scenari.

Il Dlgs 117/2017 si riferisce allo sport in senso generale, come «organizzazione e gestione» di attività non professionistiche, a prescindere dal riconoscimento Coni. Potranno quindi accedere al Terzo settore tutti gli enti che utilizzano lo sport come strumento per favorire l’inclusione sociale e il benessere della collettività, anche quando si tratta di discipline non riconosciute o attività “miste” (si pensi, ad esempio, ad un’associazione per anziani che pratica attività sportiva di base a fini ricreativi oppure ad un centro ippico che svolge anche ippoterapia per bambini disabili).

Dal punto di vista operativo, la scelta di entrare nel Terzo settore è libera e richiederà una modifica statutaria di adeguamento alle nuove disposizioni. Gli enti associativi, verosimilmente, potrebbero confluire nella sezione del Runts dedicata alle associazioni di promozione sociale (Aps) o iscriversi come «altro ente del Terzo settore». Nel primo caso, bisognerà fare attenzione ai requisiti richiesti per diventare Aps, come il numero minimo di associati (sette persone fisiche, tre associazioni di promozione sociale), la prevalenza di personale volontario per lo svolgimento dell’attività e i limiti sui lavoratori (nelle Aps i lavoratori retribuiti non possono essere superiori al 50% del numero dei volontari o al 5% del numero degli associati). La veste di Aps potrebbe quindi essere congeniale per le associazioni meno strutturate e a base volontaria.

Maggiore libertà, invece, per le associazioni che si collocheranno nella sezione residuale (altri Ets), le quali dovranno comunque allinearsi alle nuove regole dettate per gli enti associativi, pur non avendo le restrizioni delle Aps. In questo caso tuttavia non potranno accedere alle misure fiscali più vantaggiose.

A prescindere dalla categoria prescelta, poi, bisognerà tenere in considerazione alcune prescrizioni ulteriori, come quelle su scadenze ed adempimenti contabili, nonché in materia di volontari. Sul punto, una novità di rilievo per il mondo sportivo è l’assicurazione obbligatoria di tutti i volontari dell’ente contro malattie, infortuni e responsabilità civile verso terzi (articolo 18 del Dlgs 117); le associazioni sportive dilettantistiche devono invece assicurare solo gli sportivi dilettanti tesserati con la qualifica di atleta, tecnico o dirigente.

Per le società sportive dilettantistiche o per le associazioni più strutturate, invece, potrebbe aprirsi la strada dell’impresa sociale, che costituisce il modello “tipo” per gli enti che intendono esercitare attività solidaristiche con un’organizzazione imprenditoriale. Sarà quindi necessario adeguarsi alle nuove regole del Dlgs 112/2017, come ad esempio la previsione della nomina obbligatoria dell’organo di controllo.

L’iscrizione al Runts non è incompatibile con quella nel registro del Coni, per cui gli enti che hanno il riconoscimento continueranno ad essere presenti in entrambi i registri (agenzia delle Entrate, circolare 18/E del 1° agosto 2018) e dovrebbero mantenere i benefici connessi all’iscrizione nel registro Coni, fatto salvo per il regime fiscale di cui alla legge 398/1991 (circolare dei Dottori commercialisti di aprile 2018). Tuttavia, in sede di adeguamento statutario sarà opportuno osservare anche le prescrizioni dell’articolo 90 della legge 289/2002, come ad esempio l’indicazione della finalità sportiva nella denominazione (cui andranno aggiunti gli acronimi richiesti dalla riforma) o la devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento a fini sportivi. Su questo tema sarà auspicabile un documento congiunto Coni/ministero del lavoro per un coordinamento normativo.

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Così le ASD in base alle attività sportive (Il Sole 24 Ore – 26-07-2019)

 

 

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