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Attività didattica per l’esenzione IVA nelle ASD

Tra le clausole obbligatorie da inserire negli statuti delle associazioni sportive dilettantistiche ai fini del riconoscimento ai fini sportivi vi è l’attività didattica. Si tratta, quindi, di un obbligo che nasce da una norma dell’ordinamento sportivo, che però ha impatto ai fini fiscali in quanto l’assenza del citato riconoscimento e relativa iscrizione nel Registro CONI impedisce il godimento di qualsiasi agevolazione fiscale, lo stesso obbligo è disposto anche dall’art. 90, comma 18, lett. b) della L. 289/2002.

Eutekne – 24 maggio 2018

Specifico riconoscimento dell’attività didattica per l’esenzione IVA nelle ASD

In caso di attività didattica/formativa verso terzi estranei all’ASD, esso permette l’esenzione, visto che l’esclusione opera solo verso gli iscritti

Francesco NAPOLITANO

Tra le attività che obbligatoriamente devono essere ricomprese nello statuto di un ente sportivo dilettantistico, quella didattica assume un ruolo determinante, senza la quale il sodalizio non può ottenere il riconoscimento ai fini sportivi operato dal CONI, ex art. 7 del DL 136/2004. Si tratta, quindi, di un obbligo che nasce da una norma dell’ordinamento sportivo, che però ha impatto ai fini fiscali in quanto l’assenza del citato riconoscimento (e relativa iscrizione nel Registro CONI) impedisce il godimento di qualsiasi agevolazione fiscale. Inoltre, lo stesso obbligo è disposto anche dall’art. 90, comma 18, lett. b) della L. 289/2002.

Nella normale attività di formazione sportiva (in cui la didattica è alla base della formazione stessa), i corrispettivi specifici versati dagli iscritti, associati o partecipanti o tesserati ad altre associazioni appartenenti alla stessa Federazione per la frequenza a corsi sportivi godono della decommercializzazione ex art. 148, comma 3 del TUIR, mentre ai fini IVA tali corrispettivi sono fuori del campo di applicazione, e quindi godono dell’esclusione ex art. 4, comma 4 del DPR 633/72.
Peraltro, e con specifico riferimento alla citata attività didattica, capita spesso che per effetto delle attività di controllo dell’Amministrazione finanziaria l’ASD perda la natura di ente non commerciale, con la conseguenza che tutte le entrate dell’ente sono attratte a tassazione, sia per le imposte dirette che per l’IVA, perdendo quindi, in particolare, l’esclusione di cui sopra.

Ma per la sola attività didattica, l’art. 10, n. 20 del DPR 633/72 prevede l’esenzione dall’applicazione dell’IVA. A parere di chi scrive, le ragioni più profonde di ciò possono risiedere nel carattere ideale del più ampio dettato costituzionale (art. 33 Cost.), che riconosce alle attività educative e di insegnamento un elevato valore sociale.
Inoltre, il citato art. 10 si situa nel più ampio alveo di carattere comunitario, laddove si valuti che l’art. 132, § 1) della Direttiva CE 28 novembre 2006 n. 112 individua tra le operazioni che gli Stati membri possono esentare dall’IVA proprio “… l’educazione dell’infanzia o della gioventù, l’insegnamento scolastico o universitario, la formazione o la riqualificazione professionale, nonché le prestazioni di servizi e le cessioni di beni strettamente connesse, effettuate (…) da altri organismi riconosciuti dallo Stato membro interessato”.

Le norme che regolano la materia prevedono la necessità di uno specifico riconoscimento di tali attività didattiche, rilasciato da organismi pubblici, che nell’ambito sportivo dilettantistico è ulteriore e diverso rispetto a quello generale operato dal CONI. Ciò in quanto le ASD/SSD rientrano tra gli “organismi privati operanti nelle materie di competenza di soggetti pubblici diversi dall’Amministrazione della Pubblica Istruzione”, trattati al § 4 dalla circ. dell’Agenzia delle Entrate n. 22/2008. Infatti, per una ASD il riconoscimento di una scuola tennis, scuola vela o scuola nuoto può essere ottenuto dalla rispettiva Federazione nazionale, che deve verificare il rispetto di tutti i requisiti regolamentari per il rilascio del detto riconoscimento (in tal senso, cfr. anche ris. nn. 205/2002 e 382/2008).

L’ottenimento di tale ultimo riconoscimento, nel caso di prestazioni di attività didattica/formativa verso terzi estranei all’ASD, permette di esentare dal tributo IVA il corrispettivo, visto che l’esclusione opera soltanto verso gli iscritti, associati o partecipanti. Ma ciò assume ancor più rilievo nei casi patologici sopra accennati, ossia quelli con perdita della qualifica di ente non commerciale, dove tutte le entrate diventano imponibili ai fini IVA, con un peso enorme in termini finanziari, in primis per l’ente e, in solido, “le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione” (art. 38 c.c. ). Nel caso in cui sia presente – invece – il riconoscimento dell’attività didattica, il Fisco, nelle operazioni di calcolo e liquidazione dell’IVA a debito, terrà conto di ciò, in modo che i corrispettivi specifici che derivano dalla frequenza a corsi di formazione sportiva abbiano quel “salvacondotto” rappresentato dal più volte citato riconoscimento.

Purtroppo, nelle attività di controllo si riscontra che spesso i sodalizi sportivi fanno coincidere il riconoscimento operato dal CONI per l’iscrizione nel Registro come unico adempimento, nella consapevolezza che questo basti per tutte le attività, rischiando il default nel caso di recupero a tassazione della materia imponibile, come sopra descritto. Ancora di recente la giurisprudenza di legittimità si è occupata di tali questioni, chiarendo l’assoluta necessità di tale differente riconoscimento (ex multis, Cass. n. 12698/2017).
Al di là, comunque, degli aspetti patologici, l’ottenimento del riconoscimento in parola rafforza gli enti sportivi dilettantistici che ne sono in possesso, perché soltanto con questo possono definire le proprie attività formative come “scuola”.

Per un approfondimento sul tema, si rimanda a “Le prestazioni didattiche/educative svolte dalle associazioni e società sportive dilettantistiche. Regime impositivo IVA e regole per l’esenzione” sul n. 2/2018 della rivista “Terzo settore, non profit e cooperative”.

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Cassazione Ordinanza 12698-17

Risoluzione n 382E del 14 ott 2008

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