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Coronavirus/ Riconosciamo ai sindaci un ruolo nel governo della salute dell’Italia post-emergenza

Durante la crisi è emerso in tutta la sua evidenza il ruolo dei sindaci come prima àncora politica e amministrativa ma anche etica e identitaria delle proprie comunità.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Sanità24 – 20 aprile 2020

Coronavirus/ Riconosciamo ai sindaci un ruolo nel governo della salute dell’Italia post-emergenza

di Stefano da Empoli * Antonio Gaudioso **, Andrea Lenzi ***, Roberto Pella ****, Ketty Vaccaro *****

Le immagini dei tanti sindaci che durante le cerimonie avvenute lo scorso 31 marzo sull’intero territorio nazionale omaggiano le tante migliaia di concittadini che hanno perso la vita di fronte alla peggiore pandemia dell’ultimo secolo hanno ricordato a tutti il ruolo, spesso doloroso, che i primi cittadini stanno svolgendo attualmente al servizio delle proprie comunità.
Una responsabilità che ha portato, per esempio, Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, l’associazione che riunisce i comuni italiani e che ha promosso il minuto di silenzio di fine marzo, oltre a tante altre iniziative in queste settimane, ad assicurarsi personalmente che i propri concittadini rispettassero le misure emergenziali che gli vietavano di circolare liberamente per le strade della propria città. O che ha chiamato Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, l’epicentro della sofferenza che si è abbattuta sull’Italia, a lottare strenuamente in difesa della salute dei propri concittadini, anche a costo di un blocco totale della attività economiche. Per non parlare della sindaca di Piacenza, Patrizia Barbieri, che ha continuato a gestire le questioni relative a una delle città più interessate dal contagio pur essendone stata colpita lei stessa nell’esercizio delle sue funzioni. Un caso tutt’altro che isolato, specie tra gli amministratori locali dei comuni più piccoli. Che non hanno ceduto un millimetro di fronte al virus, a partire da Francesco Passerini, sindaco di Codogno, prima zona rossa d’Italia, che nei giorni più bui, con le limitate risorse a disposizione di un piccolo centro, ha dato sfogo alla sua creatività per tenere i propri cittadini in casa, da una app che ha veicolato le informazioni essenziali alla radio e al diario online rivolti ai più giovani.
A prescindere dal colore politico o dalla dimensione dei comuni, durante la crisi è emerso in tutta la sua evidenza il ruolo dei sindaci come prima àncora politica e amministrativa ma anche etica e identitaria delle proprie comunità. Come in altre emergenze del passato, dai terremoti ai gravi fatti di cronaca, i sindaci assurgono a indispensabile anello di congiunzione tra una comunità che improvvisamente si fragilizza e gli apparati governativi, che non possono che essere nazionali o tutt’al più regionali.
Ma questo naturale processo di convergenza, che avviene in tempi emergenziali come quelli che stiamo vivendo, si basa anche su una fiducia che in media non trova corrispondenza in altre cariche pubbliche di estrazione politica e su una maggiore conoscenza delle dinamiche territoriali. Un mix che tornerà utile anche nel percorso di rinascita delle comunità, quando si dovrà ricostruire sulle macerie morali lasciate dalla malattia. E rivedere in profondità l’attuale governo della salute.
A questo riguardo, ci sembra che uno dei principali insegnamenti della drammatica vicenda che sta attraversando il Paese sia quello di puntellare le fondamenta del sistema sanitario nazionale che verrà con le solide radici dei sindaci e delle comunità che essi rappresentano. Non già per sfilacciare un sistema che purtroppo, anche in questa situazione, si è caratterizzato talvolta per la sua eccessiva frammentazione ma per acquisire una maggiore reattività a una serie di fenomeni, non solo di natura epidemica, che si sviluppano localmente.
Chi scrive promuove da diversi anni, attraverso l’Health City Institute, un approccio che vede nelle città uno snodo essenziale per incidere sui determinanti della salute, dall’ambiente allo sport, dall’alimentazione al disagio sociale.Per questo nel 2016 abbiamo promosso un Manifesto, “La salute nelle città: bene comune”, che delinea gli elementi chiave che possono guidare le città a studiare e approfondire i determinanti della salute nei propri contesti e a fare leva su di essi per escogitare strategie tese a migliorare gli stili di vita e il benessere psico-fisico dei cittadini, e in occasione della Assemblee 2017, 2018 e 2019 di ANCI abbiamo indirizzato altrettante lettere ai sindaci italiani per sensibilizzarli sull’importante ruolo che possono svolgere nell’ambito delle politiche correlate alla salute dei propri cittadini.
La diffusione del Covid-19 ha evidenziato le enormi difficoltà del mondo globalizzato nel prevenire le emergenze derivanti dall’epidemia, rispondere rapidamente alla minaccia e mitigarne gli effetti. Nel rapporto “Un mondo a rischio”, redatto dagli esperti del Global Preparedness Monitoring Board, si evidenzia come nel periodo 2011-2018 si siano registrate 1.483 epidemie in 172 Paesi del mondo, comprese Ebola, Mers e Zika (solo per citare quelle più note ai più). L’evidenza mostra che le epidemie sono eventi ciclici: intensificare gli sforzi nel momento della minaccia e dimenticarsene una volta passato il pericolo non è una strada che si possa continuare a percorrere.
È dunque necessario intervenire per prevenire e contenere l’impatto delle malattie trasmissibili infettive e diffusive, promuovendo e incentivando i piani di vaccinazione, le profilassi e la capacità di reazione delle istituzioni coinvolte, con l’attiva collaborazione dei cittadini. Per questo, nel governo della salute del futuro, un ruolo essenziale lo dovranno avere a nostro avviso le amministrazioni comunali, per sviluppare e attuare, in collaborazione con le autorità sanitarie locali, le Regioni e il Governo, ciascuno con le proprie competenze, programmi di sorveglianza sulla prevenzione della diffusione delle malattie trasmissibili infettive e diffusive, ricoprendo un ruolo attivo nella definizione preventiva dei relativi piani di contenimento, nonché programmi di sorveglianza sulle questioni relative alla biosicurezza che vanno intesi come un controllo dei fattori inquinanti e dannosi rilasciati nell’ambiente in modo volontario ed involontario.
Nell’ambito degli strumenti di governance multi-livello esistenti, pensiamo sia utile riportare alcune decisioni di politica della salute nell’alveo della Conferenza Unificata, che riunisce i rappresentanti dello Stato, delle Regioni e anche delle Città, più che nella sola Conferenza Stato-Regioni. Inoltre, i comuni dovranno diventare, sempre più, un “centro operativo” all’interno dei protocolli sanitari regionali e nazionali ed essere attivamente coinvolti per esempio nei piani di promozione e prevenzione regionali. Al fine di prevenire e contenere le minacce alla salute, legate alle malattie trasmissibili ma non solo.
Riteniamo che, appena la fase di emergenza sarà finita, sarà utile avviare una discussione su queste proposte e in generale in merito sul maggiore coinvolgimento dei sindaci nel governo della sanità all’interno della Commissione bicamerale per le questioni regionali. Per promuovere un paradigma di sostenibilità a tutto tondo che, con il fondamentale contributo delle amministrazioni locali, dovrà includere l’ambiente, la tecnologia e gli strumenti predittivi dell’intelligenza artificiale, unitamente allo sviluppo di una “cultura della gestione delle crisi”, in grado di coltivare responsabilità collettiva e buone pratiche al servizio della salute e del benessere dei cittadini. Un paradigma flessibile, in grado, a seconda delle crisi, di rispondere in maniera selettiva, attivando processi di autoanalisi e di adeguamento alla realtà e, contemporaneamente, volgendo lo sguardo al futuro.
Chiamando a raccolta, come già affermavamo in passato, in ciascuna realtà territoriale “professionalità operanti in discipline che non sono abituate a interagire (medici, economisti, sociologi, esperti di politiche pubbliche, epidemiologi, igienisti, statistici, ecc.)”. Un dialogo purtroppo insufficiente, come l’emergenza in corso ha purtroppo dimostrato, in Italia ma non solo.
È proprio da tale riflessione che l’Health City Institute ha proposto, sin da maggio 2017, l’istituzione, presso i Comuni, di una nuova figura, l’Health City Manager, un professionista che possa rientrare all’interno dello staff del Sindaco per coordinare e implementare le azioni per la salute pubblica nel contesto urbano in funzione degli obiettivi di mandato espressi dal documento di programmazione dell’Amministrazione comunale. Un valore aggiunto di competenze e abilità multidisciplinari in grado, altresì, di ottimizzare le relazioni e le performance della pubblica amministrazione locale con le aziende e i servizi sanitari del territorio conciliando, e in un certo qual modo superando, la separazione – storicamente molto netta in Italia – tra settore sociale e settore sanitario.
Alla base delle buone politiche pubbliche, nelle fasi straordinarie come in quelle ordinarie, vale il principio einaudiano “conoscere per deliberare”. E per conoscere di più e meglio c’è bisogno di attingere a un’intelligenza collettiva maggiore di quella che si trova separatamente nelle tante nicchie che compongono un sistema. Possibilmente prima che scoppi la prossima emergenza.
* presidente Istituto per la Competitività (I-Com)
** segretario generale Cittadinanzattiva
*** presidente Health City Institute e direttore Dipartimento di Medicina sperimentale Università La Sapienza di Roma
**** vicepresidente vicario Anci e presidente Intergruppo parlamentare “Salute e benessere nelle città”
***** direttore area welfare Censis

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