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La somministrazione di alimenti e bevande nel circolo è commerciale ai non soci

È di natura commerciale l’incasso derivato da somministrazione di alimenti e bevande in un circolo quando il servizio è rivolto ad avventori non soci, poiché attività non svolta in diretta attuazione degli scopi istituzionali, ancor di più quando all’esterno del locale è esposto il menu invitando chiunque ad entrare. Questo è quanto chiarisce la sentenza della Corte di cassazione n. 5154 del 16 marzo 2016.

Il fatto

A seguito di un p.v.c. la Guardia di finanza qualificava come commerciale l’attività di somministrazione di alimenti e bevande svolta da un circolo ricreativo, il quale opponeva ricorso presso la C.t.p. di Verbania che lo rigettava. Il circolo si appellava e la C.t.r. del Piemonte accoglieva il ricorso ritenendo che l’attività svolta rientrasse nei fini ricreativi non potendone escludere gli scopi solidaristici, riteneva, in più, irrilevante l’esposizione all’esterno di un menu e che l’accesso agli avventori non soci era limitata.

La sentenza

l’Agenzia delle Entrate ricorreva in Cassazione adducendo che si ravvisava una palese disparità di trattamento fiscale tra gli esercizi di bar e ristorazione e le organizzazioni ricreative, circoli e associazioni che svolgono la stessa attività, ma non hanno nel contempo lo stesso rischio di impresa. Inoltre, secondo l’Amministrazione finanziaria, è a carico del circolo l’onere di provare e dimostrare l’inaccessibilità nei locali di avventori non soci e di giustificarne la presenza, come rilevato dal verbale della Guardia di Finanza.

La Corte di cassazione ritiene fondato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate e censura la sentenza della Ctr  per violazione e falsa applicazione di norme di diritto sostanziali. Puntualizza la Corte che più volte ha avuto modo di affermare che l’attività di somministrazione di alimenti e bevande nei circoli, sportivi, culturali o ricreativi verso pagamento di corrispettivi specifici, anche se effettuata ai propri associati, “non rientra in alcun modo tra le finalità istituzionali del circolo stesso, e deve, quindi, ritenersi attività di natura commerciale, ai fini del trattamento tributario.”

A supporto, riporta quanto disciplinato in campo Iva Dpr 633/1972, che all’articolo 4, comma 4, afferma che ci considerano effettuate ”nell’esercizio di attività commerciali anche le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ai soci, associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, o di contributi supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto, ad esclusione di quelle effettuate in conformità alle finalità istituzionali da associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona,…”

La ristorazione, come il turismo e la recettività, rappresentano settori sensibili che tradizionalmente appartengono ai privati ed esposti al rischio di impresa e “consentire che enti non commerciali svolgano quelle stesse attività senza essere sottoposti al trattamento tributario previsto per gli imprenditori privati creerebbe un’agevolazione irragionevole e squilibri ingiustificati sul piano della concorrenza.”

Fa inoltre rilevare che nel p.v.c. i verbalizzanti riferiscono di “insegne sociali idonee ad attrarre l’ingresso di un pubblico generico” e di “esercizio… sulla pubblica via” quindi con il libero accesso al locale dalla strada, conseguentemente si ritiene sussista in tal caso la concreta possibilità che l’offerta commerciale sia indiscriminatamente rivolta a tutti, non avendo il circolo provato che le somministrazioni fossero rivolte esclusivamente ai propri tesserati.

La conclusione

La Corte chiarisce che in virtù del fatto che le associazioni sportive, culturali o ricreative che godono di una particolare agevolazione nel trattamento fiscale debbano esse stesse ad avere l’onere di dimostrare la legittimità dei requisiti previsti dalla norma e fornendo prova contraria, all’Amministrazione, della presenza di persone estranee nel locale come riscontrate dal verificatore.

Cassazione sentenza 5154-2016

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