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Le quote versate all’ASD sono detassabili solo se volte ad attività istituzionali

Le quote associative versate, da parte dell’associato, all’ASD per lo svolgimento di attività diverse da quelle istituzionali previste dallo statuto, rientrano nell’attività commerciale espletata dall’ente, pertanto non possono fruire del regime di detassazione e concorrono a formare il reddito complessivo.

È questa una delle importanti statuizioni contenute nella Sentenza n. 4654 del 10-07-2017 della C.T. Reg. di Milano.

Eutekne.info – 4 novembre 2017

Detassabili solo le quote versate all’ASD per svolgere attività istituzionali

I contributi per prestazioni relative ad attività diverse da quelle previste dallo statuto sono ricavi che concorrono a formare il reddito complessivo

di Alessandro BORGOGLIO

Le quote associative versate all’ASD per lo svolgimento, da parte dell’associato, di attività diverse da quelle istituzionali previste dallo statuto non possono fruire del regime di detassazione, rientrando nell’attività commerciale espletata dall’ente.
È questa una delle importanti statuizioni contenute nella sentenza n. 4654/2017 della C.T. Prov. di Milano.

Si ricorda, innanzitutto, che, ai sensi dell’art. 148, commi 1, 2 e 3 del TUIR, non è considerata commerciale l’attività svolta nei confronti degli associati, in conformità alle finalità istituzionali, dalle associazioni, dai consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo associativo: le somme versate a titolo di quote o contributi associativi, quindi, non concorrono a formare il reddito complessivo.
Sono, invece, soggetti a ordinaria tassazione i corrispettivi specifici versati dagli associati per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, ad eccezione di quelli relativi ad attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali della ASD.

Il caso oggetto della sentenza in commento riguarda un golf club, costituito sotto forma di ASD, che ha come attività istituzionale, prevista dallo statuto, quella di “promuovere esclusivamente la pratica, lo sviluppo e la diffusione del golf e del tennis” fra i suoi associati. Nella struttura sono presenti anche una piscina, l’area fitness e la club house.
L’Agenzia delle Entrate, con l’atto impositivo impugnato, aveva contestato all’ASD lo svolgimento di attività commerciale in relazione alle quote associative riguardanti il “socio frequentatore”, che aveva diritto di frequentare per tutto l’anno esclusivamente la club house, la piscina e l’area fitness, nonché il “socio assente”, che aveva diritto di frequentare le stesse strutture soltanto per un periodo di otto giorni anche non consecutivi: in sostanza, questi associati potevano frequentare il circolo e utilizzare le relative strutture, ma non avevano il diritto di praticare il golf o il tennis.

Mentre l’associazione si difendeva, adducendo che anche quelle sopra indicate sarebbero state quote associative riconducibili allo svolgimento delle attività istituzionali dell’ente, i giudici milanesi, convalidando la tesi dell’Ufficio, hanno stabilito che le stesse non potevano essere considerate come quote associative versate per svolgere attività istituzionali, atteso che queste ultime consistevano nella promozione e sviluppo del golf e del tennis, attività che i predetti soci frequentatori e assenti non potevano invece praticare.
Del resto, già con la ris. n. 38 del 2010, era stato puntualizzato che il predetto art. 148 stabilisce la detassazione per le sole attività direttamente collegate agli scopi istituzionali, dovendosi escludere la possibilità che vengano sottratti all’imposizione i compensi pagati a fronte di prestazioni accessorie o collegate solo in via indiretta o eventuale agli scopi istituzionali.

Altresì interessanti sono le ulteriori decisioni assunte dal collegio di merito, con la sentenza in commento, in particolare per quanto concerne il trattamento fiscale dei corrispettivi incassati dall’associazione per l’utilizzo dei campi da golf da parte di non iscritti ad alcun sodalizio, nonché per le prestazioni accessorie relative alle golf-car e ai carrelli elettrici degli associati, e anche, infine, per il riscaldamento e l’illuminazione dei campi da tennis utilizzati dagli associati durante il periodo invernale: in tutti questi casi, secondo i giudici provinciali, i corrispettivi incassati dall’associazione non potevano ritenersi specifici e, quindi, detassati ai sensi dell’art. 148, comma 3 del TUIR, dovendosi invece considerare come ricavi tassabili in quanto derivanti dallo svolgimento di attività commerciale.

Gli enti di tipo associativo non godono di una generale esenzione

Si evidenzia, a tal proposito, che, secondo il consolidato orientamento di legittimità, gli enti di tipo associativo non godono di una generale esenzione da ogni prelievo fiscale, potendo anche le associazioni senza fini di lucro svolgere, di fatto, attività a carattere commerciale: la disposizione per cui le attività a favore degli associati non sono considerate commerciali e le quote associative non concorrono a formare il reddito complessivo costituisce, d’altro canto, deroga alla disciplina generale secondo cui l’IRES si applica a tutti i redditi, in denaro o in natura, posseduti da soggetti diversi dalle persone fisiche, con la conseguenza che l’onere di provare i presupposti di fatto che giustificano l’esenzione è a carico del soggetto che la invoca, secondo gli ordinari criteri stabiliti dal codice civile (cfr. Cass. nn. 9085 e 19398 del 2015).

Tornando alla sentenza in commento, relativamente all’IVA, i giudici hanno stabilito, infine, che, essendo quelle sopra indicate operazioni svolte nell’ambito di attività ritenute commerciali, l’Ufficio correttamente aveva preteso la relativa imposta, determinata sulla base della ricostruzione induttiva operata ex art. 55 del DPR 633/1972, non avendo l’associazione fatturato, registrato e dichiarato tali operazioni.

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