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Parco archeologico del Colosseo

I contadini la chiamavano “uva pane”, Plinio il Vecchio “Pantastica”. La direttrice Alfonsina Russo e Gabriella Strano, architetto paesaggista del Parco, hanno deciso di mettere a dimora viti della varietà Bellone dove c’era la Vigna Barberini. Tracce di vigne maritate resisteranno sui colli di Roma fino agli inizi del 1900, prima che il romanico fervore del ventennio fascista le spazzasse via come se non avessero mai fatto parte del paesaggio cittadino. Assieme alle viti e agli orti svettavano ulivi e piante di fico; questi ultimi discendenti forse da quel primigenio Ficus Ruminalis molto diffuso sulle rive del Tevere, tra i cui rami s’impigliò la cesta con Romolo e Remo raccattati proprio tra i rami di quel fico dal pastore Faustolo. A settembre si farà la prima vendemmia e tornerà in bottiglia il celebrato vino “cacchione”

Fonte: Italia libera – Giornale digitale di formazione e partecipazione attiva

L’articolo di PINO COSCETTA – 4 Agosto 2021

Parco archeologico del Colosseo: l’uva dei Cesari torna ad ornare il Colle Palatino

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