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Prestazioni pubblicitarie eseguite dalla holding detraibili se inerenti

Al fine di considerare detraibile l’Iva in relazione all’acquisto di servizi pubblicitari deve sussistere un nesso di inerenza all’attività di impresa quando vi sia stato un incremento dell’attività commerciale dovuto allo sfruttamento del marchio. In tal senso si è pronunciata la Cassazione con la sentenza n. 5195/2016.

Il fatto

Una società operante nel settore di produzione di confezioni di abbigliamento, cede al fine di  commercializzare i propri prodotti in Italia ed all’estero a due società distributrici anch’esse controllate dalla medesima capogruppo.

L’Agenzia delle Entrate per gli anni di imposta 1998-2001 notificava avvisi di accertamento, disconoscendo la detrazione dell’Iva su fatture emesse dalla capogruppo per prestazioni pubblicitarie e di utilizzo del marchio. La motivazione era la non inerenza delle spese legate alla propria attività imprenditoriale, indirizzata alla sola produzione e non già alla commercializzazione di beni, poiché le attività funzionali al collocamento dei beni sul mercato risultavano estranee all’oggetto dell’attività dell’impresa.

Il contribuente impugnava l’avviso e la Commissione tributaria provinciale lo annullava. La Commissione regionale, invece, accoglieva l’appello dell’ufficio, considerando i costi di pubblicità  non inerenti all’attività d’impresa della capogruppo che non era direttamente coinvolta al collocamento sul mercato dei prodotti.

Contro questa sentenza la società proponeva ricorso per ottenere l’annullamento della sentenza.

La sentenza

I Giudici della Corte rigettano il ricorso.

Considerando: La giurisprudenza comunitaria precisa che il parametro di valutazione dell’inerenza del bene o del servizio ad operazioni rientranti nell’attività economica dell’impresa si differenzia a seconda che si tratti della fruizione di un servizio oppure dell’acquisto di un bene di investimento”.

Di norma deve sussistere la necessità di un nesso diretto ed immediato tra specifiche operazione a monte e una o più operazioni a valle ai fini della detrazione dell’Iva, che conferiscono un diritto alla detrazione. Nel caso in esame, il costo dei servizi pubblicitari veniva sostenuto dalla società produttrice non a suo diretto vantaggio, bensì a favore di un terzo detentore del marchio pubblicizzato.

Questi principi si specchiano nella giurisprudenza della Cassazione e più particolarmente in quella relativa all’inerenza delle spese di pubblicità in generale e di sponsorizzazione in particolare.

Si sottolinea che i costi di pubblicità e sponsorizzazioni costituiscono spesso la problematica di dover provare la loro inerenza rispetto ad operazione eseguite nel campo dell’attività dell’impresa

In buona sostanza, secondo la Cassazione, non basterebbe la concretizzazione di un astratto nesso di inerenza. Il diritto alla detrazione dell’imposta compete al soggetto passivo nella misura in cui le prestazioni siano collegate e inerenti a sue operazioni soggette ad imposta.

Inoltre al ricorso non c’è traccia che “Al cospetto di quest’affermazione, non v’è allegazione in ricorso che, di contro, i costi dei quali si discute siano stati incorporati nel prezzo applicato a costoro per la cessione dei beni che esse avrebbero dovuto distribuire”.

“Il che comporta la recisione del nesso diretto ed immediato tra la fruizione del servizio di pubblicità a monte e la cessione del bene da distribuire a valle”.

“Ne consegue il rigetto del ricorso”.

Cassazione Sentenza 5195-2016

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