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Profondo rosso per il calcio italiano

Peggiora ulteriormente il passivo delle squadre professionistiche rispetto l’anno scorso. Questa la conclusione che si trae dal “Report Calcio 2016”, lo studio annuale di FIGC, PwC e AREL, giunto alla sesta edizione, che fotografa lo stato del calcio italiano in tutti i suoi numeri e dati della stagione 2014/2015. Sono state analizzate 19 squadre su 20 della serie A, 21 su 22 in serie B, 47 su 60 in Lega Pro. Sono solamente 19 i club di serie A valutati, poiché il Parma è fallito, pertanto i dati della serie A sono peggiorati nonostante manchi una squadra dal bilancio in default.

La perdita netta complessiva di tutti i club professionistici di serie A, B, e Lega Pro, nella stagione 2014-2015  ha raggiunto i 536 milioni di euro con un peggioramento del 69% rispetto al passivo di 317 milioni della stagione precedente. Nella serie A troviamo la più alta concentrazione del deficit la cui perdita netta è salita da 186 a 379 milioni, più che raddoppiata.
Per tutte le squadre professionistiche il patrimonio netto si è ridotto ad appena 37,2 milioni ed i debiti complessivi ammontano a 3.386 milioni.

In serie A il patrimonio netto di tutti i club, al 30 giugno 2015 è negativo, la prima volta negli ultimi cinque anni,  attestandoci a  -12,8 milioni, mentre la stagione precedente era pari a 197,9 milioni. I debiti totali per la serie A sono pari a 2.974 milioni, 119 milioni in meno dell’anno precedente. Di questi, i debiti finanziari sono aumentati da 1.129 a 1.254,6 milioni. Questo significa che sono le banche a tenere in piedi larga parte dei club di serie A. Questo sbilanciamento è determinato soprattutto da Inter, Milan e Roma, che in tre accumulano 270 milioni di perdite. Moderatamente meglio la Juventus con un utile di 2,3 milioni nell’ultimo bilancio, ma i debiti finanziari netti, causati anche dall’investimento nello stadio, sono alti, 184 milioni a marzo 2016.
Lo squilibrio patrimoniale è impressionante anche se si guarda al giro d’affari.

Il calcio professionistico ha visto aumentare i ricavi da 45 milioni a 2.244 milioni, in serie A sono aumentati di 23 milioni a 1.879 milioni.

Dall’analisi, risulta che la perdita reale di gestione è superiore alle cifre ufficiali, poiché diversi club inseriscono nei ricavi le plusvalenze realizzate con il calciomercato, in calo in ogni modo rispetto all’anno precedente. In un conto economico consolidato di settore le plusvalenze andrebbero quasi tutte eliminate e la perdita aumenterebbe dell’importo così eliminato. Adottando questo criterio, la perdita totale dell’intero calcio professionistico sarebbe di 917 milioni, quella della serie A di 674 milioni.

Il costo del lavoro è aumentato per il terzo anno consecutivo, +4,9% per l’intero sistema a 1.528 milioni, mentre in Europa c’è stato un calo del 3,1%, per effetto del Financial fair play Uefa. In serie A il costo del lavoro è aumentato del 4% a 1.236 milioni.
Enrico Letta, segretario generale dell’Arel osserva: “Come per il debito pubblico, anche nel calcio lo spread si misura rispetto alla Germania. E rispetto alla Bundesliga lo spread del calcio italiano sta aumentando”.

 

Fonte: “Il Sole 24 Ore”

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