Chiama

0142.78.16.15

Email

info@federgest.it

Ricalcolo dell’Iva per l’ASD riqualificata come ente commerciale

Nel caso in cui l’attività di una ASD sia riqualificata come interamente commerciale, l’imposta dovuta non deve essere scorporata dai corrispettivi riscossi dall’associazione, ma applicando in aggiunta al volume d’affari ricostruito le aliquote IVA previste (circ. Agenzia delle Entrate 01-8-2018 n. 18).

Eutekne.info – 19 novembre 2019

Difficile recupero dell’IVA per l’ASD riqualificata come ente commerciale

Non è ammesso lo scorporo dell’imposta dai corrispettivi incassati

Francesco NAPOLITANO

È frequente, nel corso delle attività di controllo fiscale a carico di associazioni sportive dilettantistiche, che sia disconosciuta la natura associativa di tali enti a causa di numerose circostanze che conducono i funzionari del Fisco a rilevare la presenza di uno “schermo associativo” dietro il quale si cela un’attività d’impresa.

Sul punto la giurisprudenza di legittimità ha ormai creato un solco profondo, secondo il quale la natura di ente non commerciale deve trovare dimostrazione nel reale svolgimento di quella “vita associativa” che ne marca necessariamente i tratti, in applicazione delle clausole statutarie previste, non rilevando affatto l’iscrizione nel registro CONI (cfr. ex multis Cass. n. 17756/2019). In altri termini, è fondamentale dare corpo a quanto recitano le norme pattizie inserite nello statuto attraverso atti e fatti concreti e riscontrabili. Le clausole statutarie sono un patto tra gli associati, e la loro violazione lede quell’affectio societatis alla base del vincolo tra gli stessi.

Premesso ciò, in punto di perdita della natura di ente non commerciale, la circolare Agenzia delle Entrate n. 18/2018 è intervenuta – tra l’altro – con rilevanti chiarimenti in materia di IVA. Infatti, al § 7.10 è stato chiarito che in caso di disconoscimento della natura associativa dell’ente e conseguente riqualificazione dell’attività svolta come interamente commerciale, “… l’IVA dovuta deve essere applicata aggiungendo la stessa imposta alle somme riscosse [dall’ASD] (…)”.
In altre parole, l’IVA a debito non si calcola scorporandola dai corrispettivi riscossi ma applicando le aliquote IVA previste al volume d’affari calcolato o ricostruito.

Più in particolare, l’Agenzia delle Entrate fa leva su quanto espresso dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione (Cass. n. 6934/2017), secondo cui ancorché l’art. 18, comma 2 del DPR 633/72 preveda che per le operazioni per le quali non è previsto l’obbligo di emissione della fattura il corrispettivo sia da intendersi comprensivo dell’imposta, l’ASD, operando formalmente quale ente non commerciale, incassa dai propri utenti corrispettivi al netto di ogni imposta.
Pertanto, in caso di recupero a tassazione, tutte le entrate dell’ente – che vengono totalmente attratte nella sfera commerciale – costituiranno la base imponibile di applicazione dell’imposta, come sopra accennato.

Premesso ciò, la questione si sposta anche su un altro versante dell’IVA in quanto sorge il problema per cui – in sostanza – verrebbe a mancare la tipica neutralità dell’IVA, considerato che la maggiore imposta accertata diventerebbe un onere a esclusivo carico dell’ente sportivo dilettantistico poiché quest’ultimo, di fatto, non potrà esercitare la rivalsa nei confronti dei consumatori/utenti finali.

Infatti, ai sensi dell’art. 60, comma 7 del DPR 633/72, il diritto di rivalersi dell’imposta o della maggiore imposta relativa ad avvisi di accertamento nei confronti dei cessionari o committenti è stabilito quale mera facoltà, così come già chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella risposta a Interpello n. 84/2018. Ma al di là della facoltatività, l’esercizio di questa ha conseguenze diverse a seconda che venga effettuata nei confronti di soggetti passivi IVA ovvero di privati consumatori.

Nel caso di rivalsa nei confronti di soggetti passivi IVA, in capo a questi sorge il corrispondente diritto alla detrazione al ricevimento della fattura per l’esazione della maggiore imposta accertata sulle operazioni intercorse con la ASD; nel secondo caso, l’ente sportivo che ha subito l’accertamento avrà di certo difficoltà poiché la quasi totalità delle proprie entrate sarà derivata da privati consumatori, i quali difficilmente (se non mai) accetteranno la richiesta di pagare la maggiore IVA sulle prestazioni ricevute poiché impossibilitati a esercitare qualsiasi detrazione.
Ciò comporterebbe sicuri attriti tra le parti che – però – avendo natura privatistica, e non tributaria, finirebbero per alimentare liti che avranno nella giurisdizione ordinaria il naturale luogo di composizione, secondo il costante orientamento della Corte di Cassazione (Cass. n. 2775/2007).

Non facile attuare la rivalsa verso i privati consumatori

Per tale motivo, la citata rivalsa verso i privati consumatori (ossia i precedenti associati diventati tali per effetto del disconoscimento della natura associativa) diventa di difficile – se non impossibile – attuazione, con la conseguenza sopra accennata che il carico tributario resterà in capo all’ente sportivo dilettantistico, alterando in tal modo il principio di neutralità dell’IVA.
Per un approfondimento del tema, si rinvia all’ultimo numero della rivista trimestrale Terzo settore, Non profit e Cooperative (n. 4/2019).

Copyright 2019 © EUTEKNE SpA – riproduzione riservata

Interpello 84 2018_Risposta n. 84 del 2018

Cassazione 3.7.2019 n. 17756

Cassazione sentenza n. 6934 del 17 marzo 2017

Federgest srl