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Ricorso contro il diniego d’iscrizione agli elenchi del 5 per mille

Va presentato dinnanzi al giudice ordinario il ricorso verso il provvedimento di diniego dell’istanza di iscrizione negli elenchi che consentono di accedere al beneficio del 5 per mille.  È questa la conclusione a cui sono pervenute le Sezioni Unite con l’ordinanza della Cassazione n. 24964, del 23-10-2017.

Eutekne.info –  24 ottobre 2017

Al giudice ordinario il ricorso contro il diniego d’iscrizione agli elenchi del 5 per mille

Secondo le Sezioni Unite non spetterebbe né al giudice tributario né a quello amministrativo

di Alice BOANO e Alfio CISSELLO

Il ricorso avverso il provvedimento di diniego dell’istanza di iscrizione negli elenchi che consentono di accedere al beneficio del 5 per mille va presentato dinnanzi al giudice ordinario.
È questa la conclusione a cui sono pervenute le Sezioni Unite con l’ordinanza n. 24964, depositata ieri.

Occorre innanzitutto rilevare come lo scorso 21 aprile la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10095, avesse rimesso al vaglio delle Sezioni Unite tale questione (si veda “Sulla giurisdizione per accesso al 5 per mille negato la Cassazione non decide” del 22 aprile 2017).
In particolare, era richiesto l’intervento in relazione all’esatta interpretazione degli artt. 2 e 19 del DLgs n. 546/1992, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 202/2007, che aveva messo in forte dubbio la natura fiscale del beneficio in esame in ragione del fatto che le entrate da esso derivanti erano da qualificarsi come tributarie.

In tale contesto è quanto mai indispensabile richiamare la normativa di riferimento e, in particolare, quella dettata dall’art. 1 della L. n. 266/2005 e dal DPCM 20 gennaio 2006.
In base al meccanismo istituito per l’anno finanziario 2006 (previsto, poi, negli anni successivi) l’IRPEF incassata dall’Erario, a seguito della scelta effettuata dal contribuente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, subisce una riduzione del 5 per mille a favore di soggetti operanti in settori socialmente meritevoli.
Affinché tali soggetti possano beneficiarne, però, essi dovranno risultare iscritti negli elenchi previsti dall’art. 1 comma 337 lett. a) della L. n. 266/2005.
Nel caso, però, in cui la loro istanza venga respinta, occorre individuare quale giudice sia competente.

Il ragionamento effettuato dalla Corte si basa sulla constatazione che mediante il meccanismo di attribuzione appena descritto, l’importo versato dal contribuente non costituisce più un tributo erariale bensì una “provvista” che lo Stato è obbligato, quale mandatario ex lege, a corrispondere ai soggetti indicati dalla persona fisica.
Ne consegue che la controversia relativa al diniego di iscrizione alle liste non ha ad oggetto un rapporto giuridico di imposizione e neppure un’agevolazione fiscale volta a ridurre le imposte sugli enti beneficiari, bensì un finanziamento pubblico di enti ritenuti o meno meritevoli di un sostegno economico.
Visto che, in queste ipotesi, lo Stato adbica alla propria pretesa acquisitiva a titolo impositivo-contributivo, non può ritenersi sussistente la giurisdizione del giudice tributario.

Trattasi di diritto soggettivo perfetto

Allo stesso modo, non è possibile sostenere che la controversia sia decisa dal giudice amministrativo.
Per escludere tale soluzione, i giudici di legittimità richiamano il DPCM 20 gennaio 2006, concernente i requisiti di accesso al beneficio, i criteri di determinazione e di riparto delle somme.
Nell’attuazione di tale normativa, l’Amministrazione esercita un potere vincolato a cui corrisponde l’attribuzione al soggetto istante di un diritto soggettivo perfetto.
Conseguentemente, in base al criterio della causa petendi ex art. 103 Cost., la giurisdizione non potrà che spettare alla cognizione del giudice ordinario.

La soluzione a cui sono giunte le Sezioni Unite è coerente con la giurisprudenza formatasi in tema di finanziamenti e, in particolare, ove si afferma che spettano al giudice ordinario le controversie nelle quali è demandato soltanto il compito di verificare l’effettiva esistenza dei presupposti per accedere al finanziamenti senza procedere ad alcun apprezzamento discrezionale nell’erogazione (Cass. SS.UU. 29 marzo 2017 n. 8115).

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Ordinanza Cass. SS.UU. 23.10.2017 n. 24964

 

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