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Sempre da esibire le fatture emesse

Il rappresentante legale di un’associazione culturale senza scopo di lucro che non esibisce al Fisco le fatture per prestazioni pubblicitarie a propri iscritti, commette il reato di occultamento o distruzione di scritture contabili. A nulla rileva che l’associazione non sia obbligata a tenere la contabilità. Lo afferma la Cassazione, Terza sezione penale, con la Sentenza 38596/2018, depositata il 13 agosto 2018.

Quotidiano Fisco – 14 agosto 2018

Anche la Onlus deve esibire le fatture

di Laura Ambrosi

Commette il reato di occultamento o distruzione di scritture contabili il rappresentante legale dell’associazione senza scopo di lucro che non esibisce al Fisco le fatture per prestazioni pubblicitarie a propri iscritti. Non conta che l’ente non sia obbligato a tenere la contabilità: la contestazione attiene alle fatture emesse che dovevano essere registrate e conservate. Lo afferma la Cassazione, Terza sezione penale, con la sentenza 38596/2018, depositata ieri.

Il rappresentante legale di un’associazione culturale era condannato in entrambi i gradi di giudizio per il reato previsto e punito dall’articolo 10 del Dlgs 74/2000, in quanto aveva occultato o distrutto le fatture relative a prestazioni pubblicitarie non esibite a richiesta degli organi di controllo.

Nel ricorso per cassazione la difesa lamentava, tra l’altro, la natura culturale dell’ente (con le ovvie conseguenze sotto il profilo contabile), non alterata dall’emissione delle fatture che riguardavano prestazioni rese ai soci senza finalità commerciali.

Era poi eccepita la non obbligatorietà dell’istituzione di scritture contabili e di conseguenza l’impossibilità di configurazione dell’occultamento o la distruzione di parte di essa, ed ancora l’assenza del fine di evadere le imposte non essendo provato il pagamento delle prestazioni fatturate

La Cassazione ha respinto il ricorso. Secondo i giudici di legittimità, le prestazioni fatturare avevano natura commerciale ai fini fiscali a nulla rilevando che fossero state rese nei confronti degli iscritti all’associazione. L’emissione dei documenti comportava pertanto l’obbligo di istituzione e tenuta del registro delle fatture e di conservazione delle fatture stesse.

Nella specie l’oggetto della contestazione non era l’omessa istituzione della contabilità (che di per sé non costituisce reato) ma l’occultamento o la distruzione delle fatture in questione.

Per quanto concerne infine l’asserita assenza di evasione, la sentenza evidenzia che la mancanza di prove dei pagamenti ricevuti dall’associazione è del tutto irrilevante in quanto l’obbligo impositivo ai fini Iva scattava con la semplice emissione del documento e non con il pagamento.

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Cassazione sentenza 38596-2018

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